L’illusione della protezione e il peso dei “Bravi Bambini”
Il sintomo del Branco: Capetti e Prede
Dal punto di vista delle 5 Leggi Biologiche, un gruppo classe (genitori inclusi) si comporta come un unico organismo che cerca una sola cosa: sicurezza. Quando il sistema sente pericolo o frammentazione, il corpo “classe” manifesta un sintomo. Nella nostra realtà, quel sintomo si chiama “bulletti” ed esclusione.
In natura, il branco si compatta contro un elemento debole per sentire la propria forza. L’insulto “stupida/o” non è un’offesa estetica; è un marcare il territorio. Va a colpire l’identità. Chi segue il capo lo fa per un bisogno arcaico di appartenenza: “Se sto con il predatore, non sarò la preda”. È una strategia di sopravvivenza: attacco per non essere attaccata. Sotto la maschera del bullo o della “ragazzina difficile”, c’è sempre lo stesso cappello: insicurezza, fragilità e una paura viscerale di restare soli.
I figli sono i nostri “Sensori”
Dobbiamo smetterla di guardare solo i bambini. Loro sono i sensori del campo morfico dei genitori. Se noi adulti viviamo nel chiacchiericcio, nel giudizio, nel sentirci svalutati o superiori, i figli mettono in scena la versione fisica e cruda di quella tensione. Loro non hanno bisogno di parole: loro sentono la frequenza.
Se i genitori sono divisi, se si sentono criticati o non compresi e creano “sottogruppi” per farsi forza, i figli caricano sulle loro piccole spalle queste difficoltà. Nelle 5LB diciamo che se curi le radici dell’albero, i frutti si mettono a posto da soli. In un ambiente sano, una “mela marcia” cade o non riesce a infettare le altre perché il sistema (genitori, maestri, comunità) è coeso. Se non cambia la frequenza tra gli adulti, agire sui bambini è come cercare di pulire lo specchio per togliere una macchia che abbiamo sul viso.
L’ipocrisia dei “Bravi Genitori”
Spesso ci chiudiamo con chi la pensa come noi perché è facile, perché ci conferma. Ma è proprio nell’incontro con chi è diverso che nasce la crescita. Altrimenti ci estremizziamo, ci convinciamo di essere gli unici degni della “corona della pedagogia” e creiamo la divisione tra “bravi genitori” e “cattivi genitori”. Questa è ipocrisia sistemica.
Insegniamo ai figli la sopravvivenza del più forte mentre parliamo di empatia. Escludiamo l’altro genitore e poi ci stupiamo se nostro figlio esclude il compagno di banco, critichiamo chi non la pensa come noi e poi ci scandalizziamo se nella classe ci sono le stesse dinamiche
Il miraggio del Digitale e l’Autolesionismo mettiamo le basi adesso per un adolescenza più sana
E poi c’è il grande inganno del digitale. Molti genitori pensano: “Meglio che stia in camera al sicuro col cellulare che in giro a fare esperienze pericolose”. Questa è una follia biologica. Più un ragazzo è connesso al virtuale, più si disconnette dal mondo reale. Meno si allena alla relazione oggi, più la relazione gli farà paura domani. E la paura porta all’isolamento: senza territorio e senza identità. Qui gettiamo le basi per l’apatia e per l’autolesionismo.
Quando i sensi sono anestetizzati dai pixel, quando gli ormoni (quelli veri, della vita reale) non circolano più perché consumati nei circuiti dell’immaginario, il ragazzo non sente più nulla. A quel punto, l’unico modo per “svegliarsi”, per sentire di avere ancora un corpo, è creare dolore fisico. Tagliarsi per sentirsi vivi.
Riconoscere il Leader, Nutrire la Relazione
Cosa possiamo fare? Dobbiamo cambiare la funzione biologica. Invece di punire i “capetti” (aumentando il loro conflitto di attacco e rendendoli più aggressivi), dobbiamo dare loro una funzione di protezione. Il leader deve sentire che il suo potere deriva dal servizio al branco: “Tu sei forte, quindi proteggi i più fragili”. Questo sposta la bilancia dell’identità dalla rabbia al riconoscimento.
Il mio invito è uno solo: curiamo le relazioni. Sono l’unico nutrimento necessario. Tutto nasce e tutto ritorna lì. Non cerchiamo di crescere “Bravi Bambini” secondo le nostre aspettative soffocanti, ma ragazzi capaci di stare nel mondo reale, di stringersi la mano anche se hanno idee opposte.
Iniziamo a trovarci. Iniziamo a sporcarci le mani nella convivialità reale. Perché se non creiamo oggi un’identità di gruppo solida, domani i nostri figli saranno soli davanti a uno schermo. E quella non è protezione. Quella è solitudine.
di Walter Onorato