E se il tuo sintomo non fosse un allarme, ma una sveglia?
Spesso viviamo il sintomo come un allarme. L’immagine che ci viene in mente è quella di un pericolo esterno, di un “ladro” (la malattia) che entra in casa nostra senza permesso. Questo ci proietta subito nella paura: vogliamo solo spegnere quel rumore fastidioso il prima possibile per tornare a “dormire”.
Ma se provassimo a vedere il sintomo come una sveglia?
Dal punto di vista biologico, il sintomo è una risposta funzionale. Non è un errore, ma una reazione precisa, una necessità del corpo; il più delle volte, una risposta sensata a qualcosa vissuto in modo traumatico nel nostro ambiente. Proprio come una sveglia suona perché l’abbiamo puntata noi, il corpo attiva un segnale perché c’è un processo che deve essere completato.
È la nostra biologia che ci sussurra: “Ehi, è ora di occuparsi di questa situazione. Non c’è nulla di rotto: c’è qualcosa che si sta muovendo per riportare l’equilibrio”.
La differenza è profonda:
• L’allarme ci spinge a combattere contro il nostro corpo, visto come un campo di battaglia.
• La sveglia ci invita ad ascoltarlo, vedendolo come un alleato.
Se l’allarme serve a spaventare, la sveglia serve a ricordare. Ci avvisa che è ora di “alzarci” da una situazione che non ci appartiene più, di cambiare ritmo o di guardare in faccia una verità che abbiamo ignorato durante il “sonno” della quotidianità.
Un esempio pratico: il mal di testa del weekend
Quante volte capita proprio quando finalmente ci rilassiamo?
Tutta la settimana rimaniamo in tensione, carichi di lavoro, sottomessi a mille impegni, cercando di controllare tutto e tutti.
Quella sveglia potrebbe essere lì per ricordarci di:
A volte è molto semplice trovare la causa, altre volte serve solo più attenzione. Bisogna osservare cosa cambia nel weekend, cosa c’è (o cosa manca) rispetto alla settimana.
Ognuno di noi guarda la vita con i propri occhi e dà un significato diverso a ciò che vive; non è detto che due persone che vivono la stessa situazione avranno lo stesso sintomo o comportamento. Pertanto, è indispensabile diventare osservatori svegli.
La sorpresa?
Dal momento in cui portiamo presenza e attenzione, il sintomo potrebbe magicamente sparire, per poi tornare solo quando ci “riaddormentiamo”. Quando iniziamo a cambiare la percezione di ciò che chiamiamo “problema”, quel mal di testa che ci teneva compagnia da mesi spesso svanisce. Non ha più motivo di suonare.
Una nuova consapevolezza
Il corpo non urla mai per spaventarci, ma per svegliarci.
Non è un sistema in tilt o stupido o autolesionista: è un sistema complesso e intelligente che cerca di proteggere la nostra vita attraverso una logica fisiologica speciale.
Imparare a tradurre questo linguaggio permette di cambiare prospettiva e di ritrovare la coerenza tra ciò che ci diciamo, siamo e ciò che facciamo. È un viaggio che parte da una domanda molto semplice:
“Per cosa mi sono dato questo appuntamento? Cosa devo finalmente vedere al mio risveglio?”
A volte, per sciogliere il nodo, ci serve un aiuto, qualcuno che ci svegli e ci accompagni in questo percorso. Altre volte, invece, bastano solo un po’ di presenza, osservazione e conoscenza di questo nuovo linguaggio.
Il corpo parla in continuazione, eppure il più delle volte la nostra mente (che mente) spegne l’allarme anziché svegliarci, continuando così a ripetere all’infinito ciò che ci tiene attaccati alla nostra storia psicologica; poiché è dolce dormire e faticoso svegliarsi.