Walter Onorato

Siamo abituati a pensare che la salute sia l’assenza di sintomi e che la pace in una casa sia l’assenza di grida. Ci hanno insegnato a guardare solo la punta dell’iceberg, quella crosta materiale che chiamiamo realtà. Ma sotto quella superficie, nel mondo sommerso dei legami, sta accadendo qualcosa di molto più profondo. Mentre i genitori di Andrea decidono “civilmente” di separarsi, nella biologia del loro bambino sta scoppiando una tempesta silenziosa.

 Andrea ha una bronchite ricorrente che non lo lascia. Una tosse che scava nel petto, che cerca di spostare un peso. I medici guardano il virus, i genitori guardano il termometro. Ma se chiudessimo gli occhi e provassimo a sentire? Il suo territorio, la famiglia, sta diventando un luogo insicuro. I suoi bronchi hanno creato spazio per farlo respirare nonostante l’oppressione di una minaccia che non ha nome, ma che lui sente nell’aria. E poi, a volte, arriva l’asma, quella stretta al cuore che toglie il fiato. Non è un guasto, è il grido del corpo che rivive la paura per cercare finalmente di liberarsene. Andrea ci sta dicendo che in questo spazio non c’è più ossigeno per lui, che il suo mondo, quello che lo tiene in vita, sta saltando e come potete immaginare un  cucciolo d’ uomo non può vivere da solo in mezzo alla giungla di questa società.

Cari genitori, vi siete mai chiesti se quel petto chiuso non sia il riflesso della porta che state chiudendo dietro di voi? La vera ” guarigione” inizia quando restituiamo ad Andrea il suo posto. Quando sentirà che non deve più dividersi, stare da una parte o dall’altra. Quando capirà che può essere amato da entrambi senza dover sostenere il peso delle vostre scelte o dei vostri silenzi. Senza il peso dei vostri ricatti d’amore, senza l’onere di dover proteggere la mamma dal papà “cattivo”, senza il senso di colpa di credersi la causa di tutto questo. In quel momento, i suoi bronchi smetteranno di farsi sentire e torneranno semplicemente a respirare un ambiente sicuro.

Un raffreddore, una bronchite, una dermatite che brucia o un comportamento aggressivo – o al contrario assente – che non riuscite a spiegarvi. Non sono errori della natura. Sono sveglie. Sono messaggi che arrivano per dirci che è ora di fermarci. Il sintomo di tuo figlio è la voce che non mente: è la biologia che si fa carico di ciò che il cuore non riesce ancora a dire. È un invito a smettere di correggere l’errore e iniziare finalmente a riflettere sulla relazione e sulle scelte fatte.
Se andaste ancora più in profondità, scoprireste che la separazione, nella maggioranza dei casi, è solo un allontanarsi da se stessi. Sì, da se stessi, avete letto bene. A livello spirituale e alchemico, il nostro partner rappresenta, per analogia, la nostra relazione con il genere di appartenenza. È come se scegliessimo l’altro per farci lavorare sulle nostre ferite: quando non vogliamo più prendercene cura e comprenderle, la soluzione più facile sembra essere allontanarle dalla nostra vista.
Ma le lezioni di vita si ripetono in continuazione. Cambiano i protagonisti, i contesti, le storie, ma quel sentimento profondo torna a farsi sentire e bussa alla porta sotto l’aspetto di un altro partner. Sono d’accordo che esistano relazioni tossiche e che a volte l’unico modo sia prenderne le distanze, ma non prima di aver accolto quella parte di noi che sta male, che attira quella relazione, che in qualche modo ha bisogno di quella tossicità.
Immagino sarà difficile comprendere queste parole. Possono sembrare forti per chi vive una relazione violenta, ma possiamo chiederci se dietro quella violenza, dietro quell’assenza, ci sia un amore non visto? Possiamo chiederci se in qualche modo boicottiamo le nostre relazioni con i nostri comportamenti?
Chi guardiamo quando abbiamo davanti il nostro partner? Quale ruolo stiamo interpretando con lui o lei? Lo abbiamo mai realmente guardato con i nostri occhi? O è solo una proiezione di qualcun altro che torna dal passato? Come ci sentiamo davvero in questa relazione? Quel sentimento lo riconosciamo come nostro? Rappresenta forse la relazione dei nostri genitori, il legame con nostro padre o nostra madre? State usando vostro figlio come arma personale contro l’altra parte.
Forse non ve ne accorgete, ma basta una parola o un silenzio pesante davanti al cucciolo perché lui interiorizzi un peso insostenibile: mio padre odia mia madre, o viceversa.
Ma io sono il frutto del loro amore! Se io sono quel frutto e loro si odiano, allora forse non merito di esistere, forse è colpa mia, forse devo scegliere da che parte stare per sopravvivere. Eppure li amo entrambi e non voglio scegliere.
A quel punto, accade l’inevitabile: il bambino chiude il suo cuore verso una parte per sostenere l’altra, quella che lui reputa più fragile. È proprio in questo istante che il sentimento si congela. È qui che nasce, nel buio dell’inconscio, la radice, ferita delle sue relazioni future.
E allora, in conclusione, possiamo chiederci: nostro figlio sta solo ripetendo i nostri sentimenti per sostenerci? Si sta prendendo in carico le nostre ferite?

 

Domande per Te

  • Se il sintomo di tuo figlio fosse una mano tesa verso di te, la stringeresti con amore o cercheresti solo di allontanarla per non sentire il tuo dolore?
  • Sei pronto a smettere di voler “aggiustare” tuo figlio come se fosse un oggetto rotto, per iniziare finalmente a guarire il modo in cui lo guardi?
  • Cosa accadrebbe se oggi, invece di un farmaco, provassi a donargli un territorio sacro e dieci minuti della tua presenza pura, dove lui possa sentirsi finalmente al sicuro?
  • Sei pronto a guardare in faccia le tue ferite personali, quelle che sanguinano ancora e che tuo figlio sta cercando di medicare con la sua malattia?
  • Sei pronto a guardare davvero negli occhi il tuo partner o la tua partner, lasciando andare il veleno dei risentimenti, per decidere di chiudere con onestà o riaprire una relazione nuova e consapevole?
  • Sei pronto a liberare tuo figlio dal ruolo di “scudo” o di “arma”, per permettergli di tornare a essere solo un bambino che respira la vita. Non restare a guardare la superficie. Scendi nel profondo. È lì che si trova la chiave.

Se anche tu stai vivendo un passaggio come quello descritto, ti senti bloccata in una relazione tossica o ti stai separando e una parte di te vuole e l’ altra no, puoi scrivermi o chiedermi un primo incontro tramite lo sportello d’ascolto, tramite email o tramite il tasto Wats app che trovi sul sito