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La radice di un processo sensato a cui oggi diamo il nome di “Malattia”

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Partiamo da lontano, una volta il medico riusciva a comprendere l ‘essere umano nel suo complesso, e non si limitava ad osservare  una parte specifica, un aspetto.  In quei tempi, i concetti di salute  o di malattia erano necessariamente legati alla dimensione sacra dell’essere umano .Il corpo non veniva considerato un semplice meccanismo terrestre; veniva percepito, in primo luogo, come la parte tangibile di un tutto, che affondava le radici in un universo celeste. Dal momento che l essere umano veniva concepito come un albero con radici celesti, si teneva sempre conto del contesto in cui il terapeuta doveva lavorare che doveva essere sacro .Di conseguenza si insegnava, che, contrariamente alle apparenze, nulla era l’opposto di nulla.
La morte non proclamava la sconfitta della vita,e la malattia traduceva una mancanza di dialogo tra l’anima e il corpo e quindi una separazione da noi stessi e dal tutto.
Adesso se riuscissimo a guardarci da fuori, abbiamo un problema, un sintomo, una malattia e andiamo da un’altra persona, che non conosce nulla di noi, della nostra storia, di chi siamo, da dove veniamo, quali sono le nostre emozioni o i nostri sentimenti, quale scopo abbiamo nella vita e ci affidiamo o meglio gli domandiamo che cosa abbiamo?( è bizzarro)
È incredibile, cosa può sapere di noi quella persona ?non ci conosce, non sa chi siamo!

 

Esiste solo l uno, cio è l esistenza è solo una, e perché mi vedo in due ? io sono qui e il mondo è fuori di me (la dualità-soggetto oggetto).
Continuo a pensare che gli altri sono separati da me, quindi c è qualcuno che  fuori può farmi del male Questo inganno ha un utilità, attraverso la dualità, nasce un ego all interno del corpo, che  guardando fuori non si riconosce più, pensa che sia un ‘altro diverso da lui, fuori da lui.

Quando c è una malattia, è  perché mi serve, è un processo sensato dell’organismo in risposta al momento al periodo che sto attraversando, una risposta che mi viene data dal mio organismo per portarmi un messaggio di come vivo e percepisco  gli eventi della mia vita.

Se potessimo cambiare il nostro modo di guardare la vita, vedremmo che quando qualcuno mi insulta, siamo noi a crearlo ad  attrarlo,mandiamo un segnale all’universo, vibriamo un emozione  e  creiamo fisicamente al nostro esterno una situazione in risposta alllla nostra vibrazione e se andassimo ancora avanti con un lavoro di presenza e meditazione, cominceremmo ad osservare i nostri pensieri il nostro dialogo interiore a creare uno spazio mentale che ci permetterebbe di osservare che i nostri pensieri prendono forma nella nostra realtà esterna.
Qualcuno mi dice una parolaccia ! le mie domande,  in quanto  essere umano consapevole e presente dovrebbero essere: perchè mi dico una parolaccia? perchè mi sta calpestando un piede? cosa devo capire? Comincio a non dare più la colpa all’esterno, ma a credere veramente che sono io ha creare gli eventi esterni . Non deve essere un atteggiamento sociale che mi fa dire, si io ci credo…….., ma ci devo credere veramente con tutto il mio essere.

Noi  tutti vediamo  gli altri che sono fuori, diversi da noi, quindi penso che mi stiano facendo qualcosa, stò creando un attrito dentro di me e verso di loro, quindi una separazione.

Applicare, lavorare su di noi,  su queste conoscenze  significa cambiare il nostro modo di pensare, la nostra percezione, la nostra relazione  con il nostro mondo oggettivo .
la malattia parte dalla separazione, ho perso l unità non sono più nel’ io, poi arriva un   un pensiero mentale che ci porta in un emozione  e da qui avremo una reazione o una non reazione .
Ogni persona che conosciamo è una parte di noi, la situazione esterna è l effetto della mia sofferenza non la causa .
é uno stato interiore, se dentro sono in collera, lo sono sempre, ma non lo vedo, ogni tanto lo faccio emergere quando voglio lavorarci sopra o meglio quando il mio inconscio vuole lavorarci sopra  a livello cosciente non vedo il processo, ma lo divento in modo inconsapevole.

Una malattia, un incidente, un evento  l abbiamo preparato da anni, la rabbia è dentro di noi ed  emerge quando qualcuno mi taglia la strada. Dovremmo chiederci perché a qualcuno non da fastidio ? e allora non è chi taglia la strada  la causa, ma è come vivo gli eventi che mi crea  rabbia, che è solo mia, che è dentro di me, che c ‘era anche prima. Parte da un pensiero che si attacca alle mie bolle percettive date dalla mia storia vissuta o da un evento che la mia memoria emozionale ha legato alla rabbia .
C è una persona che piange per un evento ed un ‘altra  persona  ride, non può essere l evento esterno la causa, perché non  tutti hanno la   stessa  reazione
Sostituiamo causa con effetto, il nostro star bene  dipende dall’esterno e quindi non siamo mai nella nostra forza, ma nella paura che qualcosa là fuori ci possa far male.

Perché la lobby medica teme la parola autoguarigione ?

la sanità ha preso il potere di guarire le persone, se per guarire devi chiamare qualcuno, sei uno schiavo, sei nelle loro mani, perché avrai paura di morire e dipenderai da quella azienda sanitaria o da altro .
La nostra identificazione con il corpo, il pensiero di credere di essere il corpo, fa si che ci accaniamo per tenerlo in vita, diamo un potere molto grande al mondo oggettivo e questo comincia a prendere forza su di noi,  sulla nostra energia, nella misura in cui siamo identificati con la nostra paura della morte.
Più distanti siamo   dall’ uno e più abbiamo  paura degli altri, il senso della separazione è la prima causa di malattia, cominciamo a giudicare gli altri,  innalzandoci  a loro e siamo sempre più soli, provando risentimento, creando massa conflittuale .
Ci sono 4 piani :   Piano dell’ anima, mentale, emotivo, fisico.
La medicina sta cominciando a capire adesso che il problema non è  solo sul piano fisico e con molte resistenze sta salendo all’ emotivo (psicosomatica).
Si può anche dire che la malattia sorge da una mancanza d’amore. tutte le volte che giudichiamo sbagliato qualcuno anziché amarlo, ci stiamo allontanando dallo scopo per cui siamo venuti sulla terra. Qualsiasi persona ci fa uno sgarbo o ferisce i nostri sentimenti, lo allontaniamo, piuttosto che perdonare noi stessi, per avere creato la stessa situazione e quindi perdonare il nostro esterno ed in questo caso la stessa persona che secondo noi,  ci ha recato offesa, per il semplice motivo che non è stato lui a farlo, ma noi a crearlo.
Essere malati,lo definirei essere separati  da noi,per qualsiasi processo nel corpo fisico .
Separati nel nostro ascolto, da quello che il sintomo viene a dirci,da quello che stiamo vivendo, da come ci sentiamo in quello stato,dalle nostre emozioni, dal nostro sentire più profondo dalla nostra biologia.
Questo processo “la malattia”la vediamo, come un qualcosa che ci sta mangiando da dentro, come un male. Come è possibile che una parte di noi sia contro di noi ?è possibile che fino a che la vediamo distante da noi come una cosa che non dovrebbe essere li, lei ci sarà ? proprio per il motivo che quello che non vogliamo lo attraiamo e finchè sono nella paura, sarà lei a tornare, per farci lavorare

Non c è differenza tra una medicina alternativa e la medicina allopatica, la differenza è nella nostra unica percezione di come la vediamo, prendere un antibiotico o un farmaco omeopatico  ha lo stesso valore per la nostra mente è qualcosa da fuori che entra per guarire una parte marcia di noi,  e quindi non siamo nell ascolto di quella parte, ma nella paura di quello che quella parte può farci, separati da lei e quindi, da noi stessi.

Dunque cos è la malattia, credo che la stessa parola non ha motivo di esistere, poiché non esiste una malattia, ma dei sintomi che noi associamo e a cui diamo un etichetta e questa etichetta la percepiamo come separata da noi stessi .Ho un processo,un etichetta,io divento quel processo,mi identifico   e tutto il mio essere recita questa parte da malato crea un identita. Fino a quando cerco di farlo tacere con farmaci o qualsiasi altro espediente, io dipendo da lei, ne ho paura . Altra cosa se dico mi sento un po’ stanco, ho dei dolori alle braccia o alle gambe, sono teso, adesso non riesco a muovermi, sentite la differenza? non esiste un etichetta, ma dei sintomi, ed i sintomi sono transitori, di passaggio, possono cambiare se noi  non li inscatoliamo,e non ci identifichiamo .

Una delle cose che possiamo fare oltre ascoltarci,è evitare di ostacolare questa auto guarigione con il rifiuto alla sofferenza. L’ accettazione aiuta un processo di guarigione che è già in atto dal momento che abbiamo il sintomo. La comprensione del significato è anch’essa un aiuto al processo di guarigione, ma non sufficiente.
Lasciare andare, ascoltarsi, rompere le separazione esistenti nella vita,guardando  verso essa e non focalizzarsi sulla  malattia, prendere il proprio posto nel mondo,  trovando un equilibrio tra il nostro maschile e femminile, sono solo alcuni strumenti di trasformazione del processo in corso chiamato “malattia”.

Scritto da Walter Onorato

 

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